Killadelphia

Killadelphia

Killadelphia è un fumetto horror che usa il vampirismo

Come lente politica e storica, senza mai ridurlo a semplice gimmick. Ambientato in una Philadelphia cupa e rabbiosa, il racconto parte da un trauma personale per poi allargarsi rapidamente a una visione molto più ampia del potere e della sua corruzione. Rodney Barnes scrive una storia profondamente americana, ma non celebrativa, anzi fortemente critica, in cui l’horror serve a dissezionare il mito fondativo degli Stati Uniti e a mostrarne le crepe ancora sanguinanti.

Uno dei punti di forza principali

È il modo in cui il fumetto intreccia tematiche sociali contemporanee come razzismo, violenza della polizia e disuguaglianze sistemiche con una mitologia vampirica sorprendentemente solida. I vampiri di Killadelphia non sono solo mostri notturni, ma incarnazioni del potere che si autoalimenta, che sopravvive ai secoli mutando forma ma non sostanza. Questo rende l’orrore più inquietante perché fin troppo riconoscibile, radicato nella realtà più che nel soprannaturale.

Il comparto grafico di Jason Shawn Alexander

È fondamentale per l’efficacia del fumetto. Il suo stile sporco, nervoso e quasi espressionista restituisce una città che sembra sempre sul punto di marcire del tutto. I volti sono spesso deformati dall’odio, dal dolore o dalla fame, e le tavole alternano momenti di violenza esplicita a sequenze più oniriche e disturbanti. Il colore, usato in modo aggressivo, contribuisce a creare un senso costante di allarme e decomposizione morale.

A livello narrativo Killadelphia è ambizioso

E a volte volutamente eccessivo. Barnes non ha paura di accumulare personaggi, sottotrame e riferimenti storici, rischiando talvolta il sovraccarico, ma questa abbondanza riflette bene il caos del mondo che racconta. Il ritmo è irregolare, con accelerazioni improvvise e lunghe digressioni, ma mantiene sempre una tensione emotiva forte, soprattutto grazie al legame familiare che sta al centro della storia.

Spoiler:

Con il progredire della serie emerge chiaramente che dietro la cospirazione vampirica ci sono figure chiave della storia americana, inclusi alcuni Padri Fondatori trasformati in vampiri per preservare il proprio potere nei secoli. La rivelazione che John Adams e altri leader storici abbiano manipolato gli eventi dall’ombra ribalta completamente la prospettiva del racconto e trasforma la lotta del protagonista in qualcosa di quasi disperato, una guerra contro un sistema immortale che si rigenera continuamente attraverso nuove vittime e nuovi simboli.

Killadelphia è quindi un fumetto che non si limita a spaventare

Ma provoca e divide. Non è sempre elegante né sottile, ma è sincero, arrabbiato e profondamente coerente con ciò che vuole dire. È una lettura ideale per chi ama l’horror che dialoga con la realtà, che usa il sangue per parlare di storia, politica e identità, e che lascia addosso una sensazione di inquietudine difficile da scrollarsi di dosso anche dopo l’ultima pagina.


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