The Signal
The Signal di William Eubank è un film che ama travestirsi
Inizia come un techno thriller giovanile con hacker brillanti e ironia da road movie indie, ma molto presto lascia intendere che quella leggerezza è solo una maschera. C’è un senso di instabilità costante, come se l’immagine stessa non fosse mai del tutto affidabile. Lo spettatore viene trascinato in una narrazione che sembra familiare solo per poter essere poi lentamente sabotata, ed è proprio in questo slittamento progressivo che il film trova la sua identità più interessante.

L’atmosfera è uno degli elementi più riusciti
Eubank lavora sullo spazio e sulla sottrazione, alternando ambienti aperti a interni clinici e asettici che trasmettono un senso di controllo e prigionia. La fotografia fredda e metallica contribuisce a un immaginario che richiama la fantascienza paranoica degli anni Settanta ma filtrata attraverso una sensibilità contemporanea. Il suono gioca un ruolo chiave, insinuandosi sotto la pelle con rumori elettronici e silenzi inquietanti che amplificano la sensazione di isolamento.
Dal punto di vista tematico
The Signal ruota attorno alla perdita di autonomia del corpo e della percezione. La tecnologia non è mai celebrata, ma trattata come un mezzo ambiguo che promette conoscenza mentre sottrae libertà. Il film suggerisce che l’orrore più profondo non risieda nell’ignoto cosmico in sé, ma nel modo in cui questo ignoto può ridefinire ciò che siamo, fino a renderci estranei a noi stessi. È una riflessione che dialoga bene con certo sci fi esistenziale e con il body horror più trattenuto.

I personaggi non sono complessi in senso tradizionale
Ma funzionano come vettori emotivi. Il protagonista Nic è costruito attorno alla frustrazione e al desiderio di riscatto, elementi che rendono credibile il suo percorso anche quando la storia prende direzioni sempre più astratte. I rapporti affettivi diventano ancore fragili, incapaci di opporsi davvero a forze più grandi e incomprensibili. Questa semplicità narrativa permette al film di concentrarsi più sulle sensazioni che sulla psicologia.
Spoiler:
La rivelazione finale ribalta completamente il contesto, mostrando che la prigione non è terrestre e che l’esperimento non è umano. Nic scopre di essere stato trasformato e ricostruito, il suo corpo non gli appartiene più ed è ormai parte di un progetto alieno. Il momento in cui osserva la Terra da lontano suggella l’orrore vero del film, non la paura della morte ma la consapevolezza di una sopravvivenza svuotata di identità e libertà.

The Signal non è un film perfetto
E alcuni passaggi possono sembrare bruschi o volutamente ambigui, ma è proprio questa sua natura irregolare a renderlo degno di attenzione. È un’opera che osa mescolare generi e toni senza preoccuparsi troppo di rassicurare lo spettatore, preferendo lasciare domande aperte e immagini disturbanti. Nel panorama dello sci fi horror indipendente rappresenta un tassello interessante, un film che cresce a posteriori e che continua a risuonare ben oltre i titoli di coda.
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