Sci-Fi

Sci-Fi
Tra Scienza e Horror. La rubrica perfetta per chi ama i racconti dove l’ignoto scientifico si trasforma in minaccia.
Parleremo di Film e Serie TV Sci-Fi che mescolano ingegno tecnologico e angoscia cosmica, con uno sguardo critico alle paure che nascono da ciò che non comprendiamo, l’intelligenza artificiale, lo spazio profondo, la manipolazione genetica. Perché a volte, la vera incognita è cosa potremmo diventare!

  • The Block Island Sound

    The Block Island Sound è uno di quei film che si insinuano lentamente sotto la pelle, lavorando più per sottrazione che per accumulo. Ambientato su una piccola isola al largo del New England, costruisce un’atmosfera di isolamento e inquietudine che diventa parte integrante della narrazione. Non c’è fretta, non c’è spettacolarizzazione dell’orrore, ma un senso costante di interferenza invisibile che altera il quotidiano e lo rende progressivamente instabile. Fin dalle prime sequenze, il film suggerisce che qualcosa stia agendo sotto la superficie del reale, senza mai offrirne un contorno netto.

  • Sunshine

    Sunshine di Danny Boyle è un’opera che si muove sul crinale sottile tra la fantascienza filosofica e l’horror esistenziale, iniziando come racconto di missione spaziale e trasformandosi gradualmente in una discesa nell’abisso. Ambientato in un futuro in cui il Sole sta morendo, il film segue l’equipaggio della Icarus II incaricato di riaccendere la stella con un ordigno nucleare. La premessa scientifica è semplice ma potentissima, perché mette in scena non solo la sopravvivenza della specie umana, ma il confronto diretto con l’origine stessa della vita, con quella luce che è insieme madre e giudice.

  • Infinity Pool

    Infinity Pool è un film che ti accoglie con una promessa di lusso e lentamente la trasforma in una minaccia. Brandon Cronenberg costruisce un’esperienza che sembra partire come una satira sul turismo elitario per poi scivolare in qualcosa di molto più viscerale e destabilizzante. L’ambientazione esotica non è mai davvero rassicurante, anzi diventa fin da subito un teatro astratto e crudele dove le regole morali sembrano sospese. Il film lavora più per sensazioni che per spiegazioni, e lo fa con una sicurezza che non chiede mai il permesso allo spettatore.

  • The Signal

    The Signal di William Eubank è un film che ama travestirsi. Inizia come un techno thriller giovanile con hacker brillanti e ironia da road movie indie, ma molto presto lascia intendere che quella leggerezza è solo una maschera. C’è un senso di instabilità costante, come se l’immagine stessa non fosse mai del tutto affidabile. Lo spettatore viene trascinato in una narrazione che sembra familiare solo per poter essere poi lentamente sabotata, ed è proprio in questo slittamento progressivo che il film trova la sua identità più interessante.

  • Resolution

    Resolution di Justin Benson e Aaron Moorhead è uno di quei film che arrivano in punta di piedi e finiscono per scavarti sotto la pelle. Apparentemente minimale, quasi dimesso, si presenta come un thriller indie ambientato in una capanna isolata, ma in realtà usa questa cornice povera per costruire un discorso molto più ampio sul controllo, sul libero arbitrio e sul bisogno umano di dare un senso alle storie. È un film che chiede attenzione e pazienza, perché non offre mai risposte facili né rassicurazioni.

  • Possession

    Possession di Andrzej Żuławski è un film che sfugge a ogni definizione rassicurante e che continua a risultare destabilizzante anche a distanza di decenni. Ambientato in una Berlino divisa e livida, utilizza la crisi di una coppia come detonatore per un viaggio nell’orrore dell’identità e del desiderio. Più che raccontare una storia, il film sembra voler mettere in scena uno stato mentale, una frattura emotiva che si espande fino a contaminare lo spazio, i corpi e perfino la realtà stessa.

  • In the Earth

    In the Earth è un’esperienza di fantascienza horror che rifiuta qualsiasi comfort narrativo e si muove su un terreno instabile fatto di percezione alterata e paura primordiale. Ambientato in un mondo alle prese con una pandemia globale il film segue un viaggio scientifico nel cuore di una foresta che diventa progressivamente un luogo mentale prima ancora che fisico. Ben Wheatley costruisce un’opera che sembra respirare insieme allo spettatore alternando silenzi opprimenti a esplosioni sensoriali destabilizzanti.

  • Color Out of Space

    Color Out of Space è un film che mescola abilmente horror psicologico e fantascienza cosmica, tratto dal celebre racconto di H.P. Lovecraft “The Colour Out of Space”. Diretto da Richard Stanley, il film si distingue per la sua atmosfera surreale e inquietante, che riesce a rendere tangibile l’ignoto e il terrore dell’incomprensibile. La trama segue la storia di una famiglia che vive in una fattoria isolata, la cui vita cambia drasticamente dopo che un meteorite si schianta nel loro terreno, portando con sé un fenomeno misterioso che inizia a mutare l’ambiente circostante in modi inquietanti. Il film si sviluppa come un incubo che sfuma tra la realtà e il surreale, creando un senso di angoscia crescente.

  • The Void

    The Void è un film che affonda le radici nell’horror cosmico più classico, ma lo fa con una consapevolezza moderna e un forte amore per il cinema di genere anni Ottanta. Ambientato quasi interamente in un ospedale isolato, il film costruisce fin da subito un’atmosfera di assedio e paranoia, dove la minaccia non è mai del tutto chiara e proprio per questo risulta più inquietante. L’idea di fondo non punta alla spettacolarità immediata, ma a un senso crescente di smarrimento e perdita di controllo, in perfetta sintonia con il filone lovecraftiano.

  • Coherence

    Coherence è uno di quei film che dimostrano come l’orrore e la fantascienza non abbiano bisogno di grandi mezzi per risultare destabilizzanti. Ambientato quasi interamente in una casa durante una cena tra amici, costruisce la sua tensione su dialoghi naturali e su una sensazione crescente di anomalia. Fin dai primi minuti il film suggerisce che qualcosa non funzioni come dovrebbe, ma lo fa con una discrezione rara, affidandosi più all’inquietudine che allo shock.