Kuchisake-onna – La Donna dalla Bocca Tagliata
Kuchisake-onna: la donna dalla bocca tagliata
Una domanda che può costarti la vita
Tra le leggende urbane giapponesi più inquietanti e persistenti, Kuchisake-onna occupa un posto speciale. Non vive nei boschi o nei luoghi abbandonati, ma nelle strade cittadine, tra scuole, marciapiedi e quartieri residenziali. È questo a renderla così spaventosa: può apparire ovunque.
Secondo la leggenda, Kuchisake-onna è una donna che indossa una mascherina chirurgica, oggetto comunissimo in Giappone. Avvicina le sue vittime – spesso bambini o persone sole – e pone una semplice domanda:
“Watashi, kirei?”
“Sono bella?”
Qualunque risposta può essere fatale.
La leggenda
Se rispondi “no”, la donna ti uccide immediatamente con forbici o un coltello.
Se rispondi “sì”, si toglie la mascherina rivelando una bocca squarciata fino alle orecchie e chiede di nuovo:
“E adesso?”
A quel punto:
- se urli o tenti di fuggire, vieni inseguito e ucciso
- se rispondi di no, la sorte è la stessa
- se rispondi di sì, potrebbe renderti simile a lei, sfregiandoti il volto
Alcune versioni suggeriscono che rispondere in modo ambiguo, come “sei normale” o lanciare caramelle a terra per distrarla, possa permettere la fuga.
Origini e varianti
Le origini di Kuchisake-onna sono incerte. Alcuni racconti la fanno risalire al periodo Edo, come spirito vendicativo di una donna tradita e mutilata dal marito.
La versione moderna esplode però negli anni Settanta, quando la leggenda si diffonde a macchia d’olio in tutto il Giappone, causando un vero e proprio panico collettivo. Bambini accompagnati a casa da insegnanti, pattuglie di quartiere improvvisate, segnalazioni alla polizia: Kuchisake-onna diventa un fenomeno sociale.
Come tutte le leggende urbane, cambia volto a seconda del tempo e del luogo: a volte usa una falce, altre volte delle forbici; in alcune storie corre a velocità sovrumana, in altre può apparire anche in automobile.
Simbolismo e paura sociale
Kuchisake-onna non è solo un mostro. È il riflesso di diverse paure profonde:
- l’ossessione per la bellezza e l’apparenza
- la violenza domestica
- il terrore del corpo deformato
- la sfiducia verso ciò che sembra innocuo
La mascherina, simbolo di protezione e normalità, diventa uno strumento di inganno. Il volto, luogo dell’identità, è ciò che viene distrutto.
La domanda “sono bella?” è in realtà una trappola: giudicare significa condannarsi.
Cinema, manga e cultura pop
La figura di Kuchisake-onna ha influenzato profondamente l’horror giapponese contemporaneo. È apparsa in film, manga, anime e videogiochi, spesso reinterpretata ma sempre riconoscibile.
Il cinema J-horror ha ereditato da lei l’idea che l’orrore non viva nei castelli o nei luoghi remoti, ma accanto a noi, nelle strade illuminate dai lampioni, nel quotidiano.
Perché ci spaventa ancora
Kuchisake-onna continua a terrorizzare perché non ha regole certe. Non esiste una risposta giusta, non esiste un comportamento sicuro.
È l’incarnazione dell’ansia moderna: qualunque scelta può essere quella sbagliata.
E mentre cammini di sera, se qualcuno ti ferma per strada con una mascherina sul volto e ti rivolge una domanda troppo semplice…
forse è già troppo tardi.
Conclusione
Kuchisake-onna non urla, non emerge dalle ombre, non ha bisogno di inseguimenti spettacolari. Si limita a fare una domanda.
Ed è proprio questo il suo vero orrore.
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