Le Donne più Cattive della Storia

Le Donne più Cattive della Storia

Cosa significa essere cattivi?

Il testo si apre con questa domanda fondamentale, che fa da filo conduttore all’intera opera.

L’autore avvia una profonda riflessione etica e filosofica sul concetto di male, per poi intraprendere un ampio percorso storico che affonda le sue radici nell’Antico Testamento. Si parte dalla figura del malvagio Lucifero, la “Stella del Mattino”, originariamente divinità cananea, fino ad arrivare alla concezione medievale del “male sul corpo” e ai sette vizi capitali elaborati dalla teologia cristiana.

Il male viene analizzato anche come possibile manifestazione legata a una malattia o a una condizione psicologica specifica, includendo casi connessi a eventi traumatici capaci di influenzare profondamente la personalità dell’individuo. L’autore prende in considerazione anche il ruolo di fattori fisiologici, neuronali e ormonali, ipotizzando una base biologica di alcuni comportamenti devianti.

Emerge poi il dubbio sull’esistenza di un ipotetico “gene della malvagità”, pronto a manifestarsi in presenza di condizioni ambientali particolarmente negative.

Un’ampia sezione del testo è dedicata alla malvagità declinata al femminile. A partire dal peccato originale, secondo cui «dalla donna nasce il peccato», la figura femminile viene descritta per secoli come una minaccia alla vita spirituale dell’uomo e come portatrice di tentazioni carnali. Ma da dove nasce questa misoginia? L’autore suggerisce che l’uomo tema il potere della donna, pur riconoscendone la propria dipendenza per la prosecuzione della specie.

Questa visione raggiunge il suo apice tragico durante la caccia alle streghe, periodo in cui qualunque donna poteva essere accusata di stregoneria e marchiata come “malvagia”.

Da qui prende forma una sorta di galleria delle “donne più cattive della storia”. Si passa dalla seduttiva e manipolatrice Cleopatra all’ambiziosa Wu Zetian, per arrivare all’Italia rinascimentale con la celebre Lucrezia Borgia e con Giulia Tofana, nota per i suoi veleni. Il percorso prosegue con Maria Tudor, la “Bloody Mary”, e con l’altrettanto crudele regina di Francia Caterina de’ Medici. Contemporanea di quest’ultima fu la contessa Erzsébet Báthory, accusata di essere un sanguinario vampiro.

Giungendo all’età moderna, l’attenzione si sposta su donne di estrazione sociale più umile ma non meno crudeli, come Amelia Dyer ed Enriqueta Martí, con un passaggio anche alla Cianciulli, passata alla storia come la prima serial killer italiana.

Nel Novecento compaiono figure particolarmente controverse, dalla rumena Elena Ceaușescu, moglie del dittatore Nicolae, a Gertrude Baniszewski, principale responsabile dell’omicidio di Sylvia Likens, fino ad arrivare ai casi di cronaca nera che hanno tenuto viva l’attenzione dei media italiani e internazionali per molti anni.

L’opera offre una riflessione complessa e provocatoria sul concetto di male, dimostrando come esso non possa essere ridotto a una semplice categoria morale. Attraverso storia, psicologia, biologia e cultura, l’autore invita il lettore a interrogarsi sulle radici della malvagità e sui meccanismi sociali che hanno contribuito a costruire stereotipi, in particolare nei confronti delle donne. Ne emerge un testo stimolante, capace di mettere in discussione certezze consolidate e di aprire nuove prospettive di comprensione della natura umana.


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