L’Inferno di Carne: Divina Commedia di Go Nagai
L’inferno non è un luogo di punizione divina, ma un mattatoio cosmico dove l’umanità viene macinata tra gli ingranaggi della propria ferocia. Quando Go Nagai decise di illustrare la Divina Commedia tra il 1994 e il 1995, non cercava la redenzione. Cercava l’orrore puro.
Ecco un’analisi dell’opera più cupa e nichilista del maestro del manga: la commedia del sangue e del fango.
Oltre Gustave Doré: L’Estetica del Macabro
Mentre le illustrazioni classiche di Doré cercavano una solennità quasi sacrale, Go Nagai trasforma l’Inferno in un’estensione dei suoi incubi più celebri (Devilman, Mao Dante). I corpi non sono solo tormentati; sono deformati, smembrati e fusi in una poltiglia di carne che urla.
• Il Tratto: Linee sporche e violente che trasmettono un senso di oppressione cinetica.
• La Carne: In Nagai, il peccato è fisico. La sofferenza non è un concetto astratto, ma un dettaglio anatomico di ossa rotte e tendini strappati.
Un Dante Fragile in un Cosmo Spietato
Il Dante di Nagai non è il saggio pellegrino della tradizione. È un uomo terrorizzato, piccolo e insignificante di fronte a giganti grotteschi e demoni che sembrano usciti da un laboratorio biologico impazzito. In questo Inferno, Dio è un’assenza rumorosa: ciò che resta è solo la crudeltà dei forti sui deboli.
Le tappe del tormento nagaiano:
• I Lussuriosi: Una tempesta di corpi nudi che non è tragica, ma soffocante e mostruosa, dove il piacere diventa una prigione di carne.
• I Suicidi: Alberi che non sono semplici tronchi, ma volti contorti in un’agonia vegetale eterna, un orrore biologico senza fine.
• Lucifero: Non un angelo caduto, ma una bestia primordiale, una macchina di distruzione pura, gelida e mastodontica.
L’Inquietante Connessione con Devilman
Per chi conosce l’opera di Nagai, leggere la sua Divina Commedia è un’esperienza disturbante perché suggerisce che il nostro mondo sia già l’Inferno.
Il nichilismo dell’autore suggerisce che il male non è un’intrusione esterna, ma la vera natura dell’essere umano. La selva oscura non è fuori di noi; è ciò che siamo quando smettiamo di fingere. I demoni di Nagai ridono dei peccatori perché riconoscono in loro dei simili.
Un Paradiso che non dà Pace
Persino l’ascesa verso il Purgatorio e il Paradiso mantiene un’aura di inquietudine. La luce è così abbagliante da risultare quasi violenta, un ordine divino che sembra esigere l’annullamento totale dell’individuo. Non c’è conforto, solo la fine del tormento fisico a favore di una staticità eterna e aliena.
L’opera di Go Nagai rimane un monito oscuro: la Commedia non è un viaggio verso la salvezza, ma un tour guidato attraverso la macelleria dell’anima umana.
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Un Paradiso che non dà Pace