L'orca assassina

L’Orca Assassina

L’orca assassina (1977): la risposta europea a Lo squalo
Nel 1977, due anni dopo il successo planetario di Lo squalo di Steven Spielberg, il regista britannico Michael Anderson firmava un film che cercava di cavalcare quell’onda (è il caso di dirlo), spostando però l’attenzione da uno squalo a un altro abitante degli abissi: l’orca. Nasce così L’orca assassina (Orca: The Killer Whale), una coproduzione italo-americana prodotta da Dino De Laurentiis, con un cast internazionale e un forte sapore tragico che lo differenzia dal suo illustre predecessore.

L'Orca Assassina

La trama: vendetta nelle acque del Nord

La storia si apre al largo delle coste del Canada, dove il capitano Nolan (interpretato da Richard Harris), un cacciatore di squali irlandese, cattura per errore una femmina incinta di orca. L’animale, gravemente ferito, perde il feto davanti agli occhi del maschio, che assiste impotente alla scena. Da quel momento, la creatura inizia una spietata vendetta contro Nolan, tormentandolo e colpendo il suo villaggio costiero con una serie di attacchi mirati e crudeli.

Mentre la biologa marina Rachel Bedford (Charlotte Rampling) cerca di spiegare al capitano la straordinaria intelligenza delle orche e la pericolosità di sfidare un simile animale, Nolan si rende conto troppo tardi che ha innescato qualcosa che va ben oltre la semplice sopravvivenza: una vera e propria guerra tra due predatori, uno umano e uno marino, legati da un tragico destino.

Un film cupo e mitologico

L'orca assassina
L’Orca Assassina

L’orca assassina si distingue dagli altri eco-horror del periodo per il suo tono drammatico e quasi shakespeariano. Non è solo un film di mostri, ma una tragedia a tutti gli effetti, con un senso di colpa che tormenta il protagonista e una creatura che non agisce per fame, ma per vendetta. Il dolore dell’orca maschio viene mostrato con empatia, e per certi versi il film ribalta i ruoli: il vero mostro potrebbe non essere l’animale, ma l’uomo stesso.

La colonna sonora, firmata da Ennio Morricone, accentua ulteriormente l’aspetto malinconico e solenne del racconto. Le musiche sono struggenti e riflessive, ben lontane dalle sonorità incalzanti di Lo squalo, e contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa tra il dramma e l’incubo.

L'orca assassina

Ricezione e rivalutazione

All’uscita, L’orca assassina fu accolto tiepidamente dalla critica americana, accusato di essere un’imitazione di Jaws. Tuttavia, il film trovò un buon riscontro di pubblico, in particolare in Europa e in Sud America, diventando nel tempo un piccolo cult. Oggi viene spesso rivalutato per il suo coraggio nell’affrontare il tema del dolore animale, per le sue immagini potenti e per una regia che alterna momenti spettacolari ad altri più intimi e carichi di tensione. Il finale, ambientato tra i ghiacci del Nord, è uno dei più memorabili del cinema di genere anni Settanta, e sancisce il tono tragico ed epico dell’intero film.

Conclusione

L’orca assassina è un’opera imperfetta ma affascinante, che ha saputo distinguersi nel mare di imitazioni post-Lo squalo grazie a un impianto narrativo originale, una colonna sonora d’autore e un’inaspettata profondità emotiva. Un horror ecologico che parla di vendetta, colpa e rispetto per la natura, e che ancora oggi merita di essere (ri)scoperto.

 

 


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