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L’Uovo dell’Angelo

 

Ci sono anime che raccontano una storia.
E poi c’è L’Uovo dell’Angelo, che racconta un’assenza.

Diretto da Mamoru Oshii e illustrato dalla visione eterea di Yoshitaka Amano, questo film del 1985 è una delle opere più enigmatiche e disturbanti dell’animazione giapponese.

Non è intrattenimento.
È contemplazione.

Non offre risposte.
Offre silenzio.


Un mondo già morto

L’ambientazione è una città gotica in rovina.
Architetture immense, statue spezzate, ombre interminabili.

Una bambina cammina sola.
Tra le braccia stringe un grande uovo.Uovo-L

Lo protegge come fosse la cosa più preziosa del mondo.

Non sappiamo cosa contenga.
Non sappiamo perché sia così importante.

Sappiamo solo che senza quell’uovo, lei non avrebbe più nulla.


L’umanità che caccia ombre

In lontananza, uomini armati di lance inseguono sagome di pesci che non esistono.

È una delle immagini più inquietanti del film.Uovo-paese -

Un’umanità che continua a combattere contro illusioni.
Un mondo che agisce come se la vita fosse ancora possibile, anche quando tutto è già finito.

Qui non c’è guerra.
C’è vuoto.


L’incontro con il soldato

Un uomo misterioso appare nella città.
Un soldato silenzioso, con uno sguardo che sembra conoscere già la fine.

Tra lui e la bambina nasce un legame fragile.
Non fatto di parole.
Ma di presenza.Uovo-guerra -

E poi accade l’inevitabile.

L’uovo viene distrutto.


La rottura della speranza

Quando il guscio si spezza, non sappiamo cosa fosse contenuto al suo interno.

Forse una creatura.
Forse un miracolo.
Forse nulla.

Ed è proprio questo il punto.

Se l’uovo era vuoto, allora la fede era un’illusione.
Se non lo era, allora l’uomo ha distrutto l’ultima possibilità di salvezza.

In entrambi i casi, resta solo il silenzio.


Un’opera tra religione e nichilismo

Il film è carico di simbolismi biblici: diluvio, arca, attesa messianica.

Ma non c’è consolazione.uovo

Il mondo sembra già aver superato il punto di non ritorno.
Non c’è promessa.
Non c’è redenzione.

Solo contemplazione della fine.


Perché L’Uovo dell’Angelo è ancora attuale

In un’epoca dominata da anime veloci e rumorosi, quest’opera resta radicale.

È lenta.
È muta.
È scomoda.

Non cerca di piacere.
Non vuole essere spiegata.

Vuole essere vissuta.


Conclusione

Alla fine, ciò che resta è un’immagine:
una figura sola in un mondo senza Dio.

L’uovo era speranza?
O solo un modo per sopravvivere alla disperazione?

Forse la risposta non è importante.

Perché L’Uovo dell’Angelo non parla della fine del mondo.

Parla della fine della fede.

E di ciò che rimane quando non crediamo più in nulla.


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