Maxxxine

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“MaXXXine” (2024): luci al neon, sangue e ambizione nell’ultimo atto della trilogia horror di Ti West

Con MaXXXine, Ti West chiude il cerchio della sua trilogia horror iniziata con X e Pearl. Il film ci catapulta nella Los Angeles del 1985, un mondo illuminato da luci al neon, ossessionato dal successo e avvolto da un’atmosfera noir e decadente. Protagonista assoluta è ancora una volta Mia Goth, che torna nei panni di Maxine Minx, determinata a lasciarsi alle spalle il suo passato da pornostar per affermarsi definitivamente a Hollywood.

Una scalata al successo… nel sangue

Maxine è decisa a ottenere la parte della vita: un ruolo in un horror demoniaco diretto da un’algida regista emergente. Ma mentre si muove tra provini e compromessi, una nuova minaccia si aggira per la città: il famigerato “Night Stalker”, serial killer ispirato a fatti realmente accaduti, semina il panico tra le strade della California. A peggiorare la situazione, un detective privato riapre vecchie ferite del passato di Maxine, riportando alla luce legami oscuri con i fatti di X.

Un cast ricco e un’estetica da capogiro

Oltre a Mia Goth, il film vanta un cast stellare: Elizabeth Debicki, Kevin Bacon, Giancarlo Esposito, Michelle Monaghan e Bobby Cannavale danno vita a personaggi ambigui, misteriosi, a metà tra il glamour e la corruzione hollywoodiana. L’ambientazione è costruita con minuzia: costumi, musiche synth, insegne al neon e riprese in pellicola contribuiscono a creare un’atmosfera vintage, che strizza l’occhio agli slasher anni Ottanta ma anche al thriller psicologico.

Un’opera tra omaggio e critica

MaXXXine è al tempo stesso un tributo al cinema horror e una riflessione sulla celebrità, sulla manipolazione dell’immagine pubblica e sull’identità femminile. Maxine non è più solo una sopravvissuta: è una donna che combatte per riscrivere il proprio destino, in un sistema che la vuole sempre vittima o carnefice. Il film gioca con i cliché del genere, li destruttura e li rielabora in chiave pop e autoreferenziale.

I punti deboli: più stile che sostanza?

Se da un lato l’opera colpisce per la sua estetica ricercata e per l’interpretazione magnetica di Mia Goth, dall’altro alcuni spettatori potrebbero trovare la trama prevedibile e il finale poco incisivo. Alcuni personaggi secondari appaiono sottoutilizzati, e il ritmo narrativo si concede lunghe parentesi contemplative che non sempre portano a una vera evoluzione emotiva.

Conclusione

MaXXXine è un film ambizioso, visivamente ipnotico e ricco di suggestioni cinematografiche. Non è un horror convenzionale, ma una dichiarazione d’intenti da parte di Ti West, che chiude la sua trilogia in modo personale e provocatorio. Una pellicola che divide, ma che senza dubbio lascia il segno: Maxine Minx è diventata icona, e Mia Goth ne ha scolpito il volto con una performance che trasuda rabbia, fragilità e voglia di riscatto.


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