Non Violentate Jennifer

Non Violentate Jennifer

Non Violentate Jennifer
(I spit on your grave)
Regia di Meir Zarchi
Usa 1978

TRAMA

Jennifer Hills è un’ambiziosa giovane e bella scrittrice intenta a comporre la sua prima opera.
Per scriverla decide di trasferirsi in un chalet isolato in un bosco, in mezzo alla natura.
La sua presenza verrà notata da un branco di balordi che decideranno di violare la quiete e la privacy della giovane scrittrice con intenzioni tutt’altro che amichevoli.

CONSIDERAZIONI

Probabilmente “Non Violentate Jennifer” è il titolo più famoso del filone “Rape & Revenge”.

Il calvario della giovane Jennifer (una monumentale Camille Keaton) è ancora oggi tra i momenti più disturbanti del cinema di genere.

Lo stupro del branco, le violenze psicologiche e fisiche, il corpo spogliato e martoriato della donna sono caratteristiche della pellicola che per il periodo storico, e le relative soglie di tolleranza, hanno eretto la pellicola a titolo di cult.

Certo, Wes Craven pochi anni prima aveva già colto nel segno con lo struggente L’ultima casa a sinistra, dove stupro e violenza abbondano, ma il film in questione spinge sulla bestiale natura umana che sfocia in questo caso, dove reietti cresciuti nell’ignoranza e nella solitudine, nella disumana violenza di gruppo.

In questo caso Zarchi “ci regala” un’interminabile sequenza di violenza fisica, divisa in 3 atti, di davvero difficile sostenibilità.

A lenire, per modo di dire, l’interminabile odissea di violenza subita da Jennifer, arriva la seconda parte del film, quella della vendetta.

Inevitabilmente lo spettatore ormai entrato in empatia con la protagonista, tifa per una vendetta spietata Macon o ch’io distaccato e obiettivo è assodato che quello che compie la Jennifer non è da meno rispetto a quanto subito

Le torture e la brutalità degli omicidi scandiscono il ritmo con il quale viene realizzata la premeditata vendetta: epilogo che trasforma la povera ragazza di New York che addirittura va a pregare Dio in chiesa poco prima di compiere la sua vendetta in una belva colma di odio che non avrà pace fin che non troverà soddisfatta la sua sete di rivalsa sul gruppo.

Questo film, complice il momento storico in cui uscì, è stato additato dalla critica di sessismo, maschilismo e femminista.

Per noi rimane un titolo imprescindibile che ancora oggi colpisce in maniera dura e decisa riuscendo, nonostante abbia oltre 40 anni, a far ancora tanto male sia visivamente che moralmente.

Del film ne sono stati tratti diversi sequel e nel 2010 un buon remake che però non raggiungono i livelli dell’opera prima complici le evidenti assenze di messaggi e motivazioni.

MOMENTO PANDEMONICO

La scena dell’evirazione nella vasca da bagno. L’acqua inizia a tingersi di rosso, Jennifer esce dalla vasca e mentre l’uomo si sta lentamente dissanguando e urla di dolore, lei mette sul giradischi la Manon Lescault di Puccini.


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