The Brutalist

The Brutalist

“The Brutalist” di Brady Corbet: un’opera monumentale sul peso dell’identità e della memoria

Con The Brutalist, il regista e attore statunitense Brady Corbet firma una delle pellicole più ambiziose e stratificate del 2024. Un viaggio cinematografico che attraversa epoche, confini e traumi, mettendo al centro il destino di un uomo che cerca di ricostruirsi dopo essere sopravvissuto alla brutalità della storia.

Una trama scolpita nel dolore e nella rinascita

Al cuore del film c’è László Tóth, un architetto ungherese fuggito dall’Europa dell’Est dopo le devastazioni della Seconda guerra mondiale. László, insieme alla moglie Erzsébet, lascia un continente ferito per approdare negli Stati Uniti, terra promessa di speranza e contraddizioni. Ma l’America che trova non è il luogo della libertà illimitata: è invece una nazione che impone compromessi, che plasma i sogni degli immigrati dentro strutture di potere e capitalismo.

László, ispirato all’estetica rigorosa del modernismo e del brutalismo architettonico, inizia a lavorare su commissione per un ricco industriale americano, Harrison Lee Van Buren. In questa relazione di potere tra artista e mecenate si riflette una tensione profonda: la visione creativa contro il compromesso, l’integrità personale contro l’adattamento. La progressiva alienazione del protagonista diventa la metafora di una più ampia riflessione sull’identità culturale, sulla memoria dell’orrore e sul difficile equilibrio tra passato e futuro.

Un cast magnetico e una regia visionaria

Adrien Brody offre un’interpretazione straordinaria nei panni di László, confermando ancora una volta la sua capacità di incarnare personaggi segnati da traumi profondi. Al suo fianco, Felicity Jones interpreta con intensità la moglie Erzsébet, una figura di forza silenziosa e di resilienza. Completano il cast Guy Pearce, raffinato e ambiguo nel ruolo del magnate americano, e un gruppo di attori solidi come Joe Alwyn, Ariane Labed, Raffey Cassidy, Alessandro Nivola e Stacy Martin.

Girato in 70mm, The Brutalist è un film visivamente sontuoso, costruito su composizioni rigorose, giochi di simmetria e contrasti netti tra cemento, luce e paesaggi desolati. La colonna sonora avvolgente e un montaggio elegante ma spietato accompagnano lo spettatore in un viaggio intimo e allo stesso tempo epico.

Riconoscimenti e accoglienza

Presentato in anteprima mondiale alla Mostra del Cinema di Venezia, il film ha conquistato la critica e il pubblico, ottenendo una lunga standing ovation e affermandosi come uno dei titoli più apprezzati dell’anno. È stato insignito di importanti premi internazionali, incluso l’Oscar per la miglior interpretazione maschile, la miglior fotografia e la miglior colonna sonora originale.

Critici di tutto il mondo lo hanno definito un capolavoro contemporaneo, lodandone la forza simbolica e la capacità di raccontare il dolore individuale come riflesso di quello collettivo. The Brutalist è un film che interroga lo spettatore, che non offre risposte semplici ma chiede di riflettere su cosa significhi costruire – letteralmente e metaforicamente – qualcosa di nuovo a partire dalle macerie.

Conclusione: architettura dell’anima

Più che un semplice film, The Brutalist è un’opera d’arte totale: fonde architettura, politica, filosofia e sentimento umano in una narrazione intensa e stratificata. È un racconto sulla sopravvivenza e sulla trasformazione, su ciò che resta quando tutto il resto è stato cancellato. Un’opera che parla tanto agli occhi quanto al cuore e alla mente, confermando Brady Corbet come una delle voci più originali e audaci del cinema contemporaneo.


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