The Turning – La casa del male

The Turning – La casa del male

The Turning – La casa del male

L’ombra dell’infanzia e il mistero che vive tra le mura

Ci sono case che non proteggono, ma osservano. Mura che trattengono segreti, voci, presenze. In The Turning – La casa del male, diretto da Floria Sigismondi nel 2020, la paura non nasce dal sangue o dai mostri, ma da un’atmosfera di ambiguità costante, dove ogni sguardo e ogni silenzio sembrano nascondere qualcosa di indicibile.

Un classico dell’orrore psicologico riletto in chiave moderna

Il film è una rivisitazione contemporanea del romanzo gotico “Il giro di vite” di Henry James, una delle storie di fantasmi più ambigue e inquietanti della letteratura. L’opera di Sigismondi riprende l’essenza del testo – l’incertezza tra realtà e allucinazione – e la trasporta negli anni ’90, in una villa isolata e immersa nella decadenza.

La protagonista è Kate (interpretata da Mackenzie Davis), una giovane insegnante che accetta il lavoro di istitutrice per due bambini orfani, Flora e Miles, in una grande tenuta nel Maine. Ma sin dai primi momenti, la casa sembra viva, impregnata di ricordi e presenze che non appartengono al presente.

Kate cerca di proteggere i piccoli, ma la realtà intorno a lei si fa sempre più instabile: rumori inspiegabili, apparizioni fugaci, ritratti che cambiano espressione, sussurri che sembrano venire dai muri. E quando il comportamento dei bambini inizia a diventare inquietante, la linea tra follia e soprannaturale si dissolve.

Una fiaba nera sull’innocenza corrotta

Floria Sigismondi, nota per i suoi videoclip visionari e per la serie The Handmaid’s Tale, dirige il film con un’estetica curatissima: luci soffuse, colori freddi e una fotografia che avvolge tutto in un costante senso di disagio.
L’atmosfera è quella di una fiaba gotica distorta, dove l’infanzia diventa terreno fertile per la paura.

Il tema centrale non è tanto il fantasma in sé, quanto la perdita dell’innocenza: i bambini di The Turning non sono semplici vittime, ma complici e testimoni di un male più sottile, che si annida nella mente e nella memoria.

Interpretazioni e ambiguità

Mackenzie Davis dà vita a una protagonista fragile ma determinata, sempre in bilico tra la lucidità e la follia. Accanto a lei, Finn Wolfhard (Stranger Things, It) regala un’interpretazione disturbante e carismatica nel ruolo di Miles, adolescente ambiguo e manipolatore. Brooklynn Prince, già rivelazione di The Florida Project, porta invece tenerezza e inquietudine in egual misura.

L’aspetto più interessante del film è la sua ambiguità narrativa: non ci sono risposte certe. I fantasmi sono reali o frutto della mente di Kate? Gli eventi sono soprannaturali o psichici? The Turning mantiene volutamente tutto in sospeso, fino a un finale controverso e spiazzante, che divide gli spettatori ma resta fedele allo spirito del romanzo di James.

Un incubo elegante e imperfetto

Pur non privo di difetti – alcuni snodi narrativi restano volutamente vaghi – The Turning è un horror atmosferico e raffinato, che punta più sull’inquietudine che sul terrore esplicito. È un film da sentire più che da capire, da guardare con attenzione ai dettagli, alle espressioni, ai suoni lontani che si insinuano nella mente.

È un racconto di fantasmi dove il vero orrore è la mente umana, capace di creare mostri più spaventosi di qualsiasi apparizione.

Conclusione

The Turning – La casa del male è un viaggio dentro la paura dell’ignoto, ma anche dentro la paura di sé stessi.
Un film che rilegge un classico gotico con sensibilità contemporanea, sospeso tra l’incubo e la suggestione.
La casa di Bly Manor (qui ribattezzata Fairchild Estate) diventa specchio della psiche, un luogo dove le ombre si muovono non solo nei corridoi, ma nella coscienza di chi guarda.

A volte, ciò che crediamo di vedere non è altro che il riflesso delle nostre paure.


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