The Void

The Void

The Void è un film che affonda le radici nell’horror cosmico più classico

Ma lo fa con una consapevolezza moderna e un forte amore per il cinema di genere anni Ottanta. Ambientato quasi interamente in un ospedale isolato, il film costruisce fin da subito un’atmosfera di assedio e paranoia, dove la minaccia non è mai del tutto chiara e proprio per questo risulta più inquietante. L’idea di fondo non punta alla spettacolarità immediata, ma a un senso crescente di smarrimento e perdita di controllo, in perfetta sintonia con il filone lovecraftiano.

La regia sceglie la strada della sottrazione e della claustrofobia

Sfruttando spazi ristretti, corridoi bui e luci al neon che trasformano l’ospedale in un limbo sospeso tra realtà e incubo. Il ritmo è volutamente irregolare, alternando momenti di apparente calma a esplosioni improvvise di violenza e caos. Questa struttura contribuisce a rendere il film più disturbante che spaventoso, perché il vero orrore non è solo ciò che accade, ma l’impossibilità di comprenderlo fino in fondo.

Uno degli elementi più riusciti di The Void

È l’uso degli effetti speciali pratici. In un’epoca dominata dal digitale, il film recupera un’estetica materica fatta di corpi che si deformano, carne che muta e presenze innaturali che sembrano davvero occupare lo spazio fisico della scena. Questo approccio rafforza il senso di body horror e rende l’esperienza più tangibile e disturbante, avvicinando il film a opere come The Thing e The Fly, pur mantenendo una propria identità.

Dal punto di vista tematico

The Void lavora su concetti come il culto, la conoscenza proibita e l’insignificanza dell’essere umano di fronte a forze incomprensibili. La scienza e la fede si intrecciano in modo ambiguo, mostrando come entrambe possano diventare strumenti di fanatismo quando cercano di forzare i limiti dell’esistenza. Il film non offre risposte rassicuranti e anzi insiste sul senso di vuoto e di annientamento che deriva dal guardare troppo a lungo nell’abisso.

Spoiler:

Nel finale, la rivelazione della vera natura del culto e del medico responsabile degli esperimenti spinge il film apertamente nel territorio del cosmic horror più puro. Il passaggio verso un’altra dimensione e l’idea di una rinascita attraverso la distruzione del corpo umano non vengono spiegati, ma solo suggeriti, lasciando lo spettatore davanti a immagini simboliche e disturbanti. La scelta di chiudere su una trasformazione irreversibile, priva di trionfo o salvezza, rafforza il messaggio nichilista del film.

In definitiva

The Void è un’opera imperfetta ma profondamente coerente, che punta più sull’atmosfera e sulle idee che sulla linearità narrativa. Non è un film per chi cerca spiegazioni chiare o un horror convenzionale, ma rappresenta una proposta solida e sincera per chi apprezza lo sci-fi horror concettuale e pessimista. Proprio questa sua natura ostinata e poco conciliatoria lo rende un titolo ideale per una rubrica dedicata alle zone più oscure e speculative del genere.


Iscriviti al nostro canale YouTube

Articoli simili

  • Splice

    Splice (2009), diretto da Vincenzo Natali, è un film di sci-fi horror che si distingue per la sua audace miscela di temi legati alla genetica, alla bioetica e all’inquietante esplorazione della creazione di vita. Il film si concentra su Elsa (Sarah Polley) e Clive (Adrien Brody), due genetisti di punta che, dopo aver creato un ibrido animale in laboratorio, decidono di spingersi oltre i limiti etici e scientifici, tentando di creare un essere umano-animale. Il risultato è Dren, una creatura inquietante e affascinante, che sfida ogni convenzione morale e porta con sé un dramma crescente, tanto psicologico quanto fisico.

  • Pandorum

    Pandorum è un film che affonda le radici nei territori più cupi della fantascienza claustrofobica, costruendo fin da subito un senso di disorientamento totale. L’incipit con il risveglio da un sonno criogenico, la memoria frammentata e l’astronave sporca, abbandonata e in panne, crea un’atmosfera di inquietudine che ricorda gli incubi siderali di Alien ma con un taglio più psicologico. La regia lavora molto sui corridoi metallici, sulla poca luce e sui rumori che risuonano nel vuoto, mettendo in crisi la percezione dello spettatore tanto quanto quella dei protagonisti.

  • Pet Sematary

    Pubblicato nel 1983, “Pet Sematary” è considerato uno dei libri più spaventosi e angosciosi di Stephen King, non soltanto per l’atmosfera di orrore che si crea, ma anche per le tematiche che vengono affrontate, come quella del dolore, della perdita e dell’accettazione della morte.

  • Spiral Farm

    Spiral Farm è un film indipendente delicato e introspettivo, diretto da Alec Tibaldi al suo esordio nel lungometraggio. Presentato in anteprima al Slamdance Film Festival nel 2019, il film si muove tra le pieghe del racconto di formazione, esplorando il conflitto tra la sicurezza di una comunità chiusa e il desiderio di scoperta individuale. Ambientato in un contesto rurale e alternativo, Spiral Farm riflette sui temi dell’identità, dell’autonomia e del passaggio all’età adulta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *