Victor LaValle’s Destroyer

Victor LaValle’s Destroyer

Victor LaValle’s Destroyer

È una graphic novel che si impone come una rilettura potente, moderna e politicamente consapevole del mito di Frankenstein. Scritta dallo stesso Victor LaValle (autore già noto per i suoi romanzi weird e horror come The Ballad of Black Tom) e illustrata da Dietrich Smith, l’opera si muove su un piano tematico profondo, intrecciando l’orrore gotico classico con questioni contemporanee come la brutalità della polizia, la perdita, la vendetta e l’eredità scientifica. Pubblicata da BOOM! Studios, la miniserie in sei numeri si presenta come un’opera intensa, visivamente dinamica e narrativamente impegnata.

L’estetica visiva è una parte fondamentale del fumetto

I disegni di Smith alternano sequenze minimaliste e crudeli a esplosioni di dettagli inquietanti. L’uso del colore, curato da Joana Lafuente, accentua i contrasti tra passato e presente, tra la natura umana e la sua alterazione. Non c’è compiacimento nei momenti violenti, eppure l’impatto emotivo resta altissimo. La scienza e il dolore diventano due facce della stessa medaglia, e il tratto riesce a visualizzare questa dualità senza mai cadere nel grottesco fine a se stesso.

La storia

Prende le mosse con una delle domande fondamentali del romanzo originale di Mary Shelley: che fine ha fatto il mostro? In Destroyer, LaValle immagina una creatura sopravvissuta per secoli, in cerca di un senso, mentre nel mondo moderno un’altra scienziata, la dottoressa Baker, ha appena compiuto un gesto scientificamente miracoloso ma moralmente spaventoso. Dopo aver perso suo figlio Akai, brutalmente ucciso dalla polizia per un atto di razzismo sistemico, la donna usa la tecnologia per riportarlo in vita. È qui che il mito incontra la cronaca, e l’horror diventa strumento per analizzare traumi collettivi e individuali.

Senza scivolare nella retorica

LaValle costruisce un ponte narrativo tra le “paure” dell’Ottocento — l’ignoto, la creazione fuori controllo — e quelle del presente: il controllo sociale, la violenza istituzionale, il razzismo strutturale. La figura della scienziata madre è tragica, complessa, e affascinante. Il racconto si prende il suo tempo per costruire tensione e dare voce a tutte le parti coinvolte. Non si tratta solo di uno scontro tra il Mostro di Frankenstein e il nuovo “mostro” moderno, ma di una riflessione su cosa significhi essere genitori, esseri umani e strumenti di potere o rivolta.

Spoiler:

Nel momento culminante della storia, il figlio riportato in vita, Akai, sviluppa una coscienza autonoma che non è solo frutto della scienza: rappresenta una nuova forma di essere umano, a metà tra il dolore ereditato e la speranza di un mondo diverso. Quando il Mostro originale giunge a confrontarsi con Akai e la dottoressa, non cerca vendetta ma comprensione. Tuttavia, il conflitto diventa inevitabile quando Akai rifiuta di essere una semplice estensione della volontà materna o della creatura antica. L’opera si chiude con un senso di incertezza e un ultimo atto di scelta autonoma, che riecheggia profondamente nel lettore, lasciandolo con più domande che risposte.

Victor LaValle’s Destroyer è molto più di una riscrittura moderna: è un’opera che dimostra come il fumetto possa essere veicolo di riflessione politica, denuncia sociale e innovazione narrativa. Non si limita a rileggere Frankenstein, ma ne ribalta le prospettive, ridistribuisce l’empatia e mostra quanto l’orrore possa essere umano, sociale e tragicamente reale. È consigliato a chi ama le storie potenti, che fanno male e fanno pensare.


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