Red Mother

Red Mother

Red Mother, scritto da Jeremy Haun e disegnato da Danny Luckert

È un horror che si insinua lentamente sotto pelle, puntando più sull’inquietudine costante che sugli shock immediati. La premessa è semplice ma efficace, una donna sopravvive a un’aggressione brutale che le costa un occhio e, dopo un trapianto, la sua percezione del mondo cambia in modo sempre più disturbante. Fin dalle prime pagine si percepisce che non si tratta solo di trauma psicologico, ma di qualcosa di più profondo e inspiegabile.

Il punto di forza dell’opera

È il modo in cui costruisce l’angoscia. Non c’è fretta, non ci sono esplosioni narrative gratuite, ma una discesa progressiva in un incubo che sembra contaminare ogni aspetto della quotidianità. In questo senso, il fumetto si avvicina a opere come Gideon Falls e The Nice House on the Lake, dove il vero orrore nasce dall’incertezza e dalla perdita di controllo sulla realtà. Il lettore viene trascinato in uno stato di dubbio continuo, senza mai avere punti di riferimento solidi.

Dal punto di vista visivo

Il lavoro di Luckert è determinante. Le tavole giocano su contrasti forti, colori saturi e presenze che emergono quasi di nascosto tra le vignette. L’uso del rosso è ovviamente centrale, non solo come elemento estetico ma come simbolo ricorrente di qualcosa di vivo e ostile. Le creature e le visioni non sono mai completamente esplicitate, e proprio questa scelta le rende ancora più disturbanti, lasciando spazio all’immaginazione del lettore.

La scrittura di Haun

Riesce a mantenere un equilibrio interessante tra horror soprannaturale e dramma personale. La protagonista non è solo una vittima, ma una figura fragile che cerca di ricostruire la propria identità mentre il mondo attorno a lei si deforma. Il trauma iniziale non viene mai dimenticato e diventa la lente attraverso cui leggere ogni evento successivo, rendendo la narrazione più stratificata di quanto sembri in superficie.

Spoiler:

La rivelazione che l’occhio trapiantato funzioni come una sorta di portale o filtro verso un’altra dimensione introduce un livello cosmico che richiama suggestioni lovecraftiane. La presenza della misteriosa entità legata al rosso e alla manipolazione della realtà sposta la storia da un horror psicologico a qualcosa di più ampio e inquietante, anche se non tutte le domande trovano risposta. Questa scelta può dividere, perché sacrifica parte della coerenza narrativa in favore di un senso di mistero persistente.

Nel complesso

Red Mother è un fumetto che colpisce per atmosfera e coerenza visiva più che per la trama in senso stretto. Non è una lettura per chi cerca ritmo serrato o spiegazioni chiare, ma per chi apprezza un horror insinuante, quasi ipnotico. All’interno di una rubrica come la tua, rappresenterebbe un ottimo esempio di horror contemporaneo capace di lavorare sulle percezioni e sulle paure più intime, piuttosto che su mostri espliciti o dinamiche convenzionali.


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