Clown

Clown
di Jon Watts (2014)

Un padre di famiglia si maschera da clown per la festa di compleanno del figlio. Non riuscirà più a togliersi il costume.

Citazione.

Quello non è un costume, è la pelle di un demone. Attirava cinque bambini nella sua caverna, un bambino per ogni mese più freddo dell’anno.
(Karlsson)

La festa è finita.

A Kent è sembrata subito la soluzione migliore, l’unico modo per garantire a suo figlio Jack una festa di compleanno senza intoppi. Dopo che la moglie lo ha chiamato per avvertirlo del fatto che il clown dell’agenzia non si sarebbe presentato a causa di un disguido, non ci ha pensato due volte. Ha trovato in un vecchio baule un costume per l’occasione e lo ha indossato. E poi via, di corsa, verso casa, per intrattenere i bambini e farli divertire.
Ma adesso, la festa è finita e qualcosa non va.
Non c’è modo di togliersi quel dannato costume di dosso. Neanche utilizzando una sega elettrica. Il tessuto sembra essere indistruttibile, in grado di resistere a ogni tentativo messo in atto da Kent. Persino quel finto naso rosso resta appiccicato al corpo dell’uomo.
Come se fosse una seconda pelle.

Considerazioni.

Jon Watts firma questo suo esordio con la partecipazione, tra gli altri, di Eli Roth in veste di produttore e sceneggiatore.

Clown è un film che richiede da parte dello spettatore una sospensione dell’incredulità. Questo perché il racconto segue una natura deliberatamente grottesca, nel suo svolgimento. Lo stesso mutamento fisico subito dal protagonista, dopo aver indossato il costume maledetto, va in questa direzione. Alla fine tutto si giustifica con la scoperta, da parte dello spettatore, della leggenda dell’antico demone e con la rivelazione di quelle che sono le conseguenze devastanti a cui va incontro chiunque entri in contatto con lui.

Il film sposa, senza freni, tutti quelli che sono i clichè classici del genere, a partire dallo sfruttamento della figura del clown. Ma l’idea di fondo, quella di portare alle estreme conseguenze il processo di maledizione che perseguita il personaggio, da un senso al progetto. Watts infatti non si ferma alla spiegazione, ma ci mostra la trasformazione, ricordando la lezione di Cronenberg e del suo “body horror”. Questo fattore, unito all’atmosfera inquietante di fondo, rende il film piacevole e tutto sommato accettabile.

Da notare anche l’ambientazione domestica, famigliare, che stride con la natura “fantastica” della storia raccontata e contribuisce, non poco, a creare un effetto disturbante. Più si va avanti nella visione infatti e più si ha la sensazione che gli avvenimenti descritti non stiano succedendo davvero, che ci sia una sorta di possibile spiegazione razionale dietro alla vicenda. Quando si scopre che invece è tutto esattamente come sembra, si resta sinceramente spiazzati. Ed è proprio nel continuo alternarsi tra situazioni reali e fantasie terrificanti che il film trova i suoi momenti migliori.

Infine, da sottolineare la partecipazione di Peter Stormare al progetto nel ruolo di Herbert Karlsson, l’uomo che rivela a Kent la natura della maledizione che lo affligge. Come sempre, assolutamente perfetto.

Conclusioni.

Clown esplora temi come la paternità, la perdita di controllo e la metamorfosi, mescolando elementi di horror corporeo e psicologico. La rappresentazione del clown come figura inquietante tocca paure universali legate all’infanzia e all’ignoto. La pellicola ha ricevuto recensioni miste, ma è stata apprezzata per l’originalità e l’approccio inquietante al genere.


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