La Maschera della Morte Rossa

La Maschera della Morte Rossa

La Maschera della Morte Rossa (1964): l’horror gotico secondo Roger Corman

Titolo originale: The Masque of the Red Death
Regia: Roger Corman
Anno: 1964
Genere: Horror gotico
Durata: 89 minuti
Con: Vincent Price, Hazel Court, Jane Asher, David Weston
Ispirato a: Racconto omonimo di Edgar Allan Poe

L’eleganza della morte

Con La maschera della morte rossa, Roger Corman firma uno dei suoi più raffinati adattamenti delle opere di Edgar Allan Poe, nonché uno dei capitoli più acclamati del celebre “Ciclo di Poe” realizzato negli anni ’60 per la American International Pictures. Un film visivamente sontuoso, macabro e allegorico, che unisce l’atmosfera decadente del racconto originale a riflessioni filosofiche sulla morte, la giustizia e la crudeltà umana.

La trama

In un’Europa medievale colpita dalla peste (la “morte rossa”), il principe Prospero (Vincent Price), sadico e decadente cultore del satanismo, si rifugia nel suo castello insieme a una corte di nobili e servitori, cercando di fuggire al contagio. Qui organizza sontuosi balli mascherati, riti blasfemi e giochi crudeli, convinto di poter sfuggire al destino comune.

Tuttavia, la morte bussa comunque alla porta, sotto forma di un misterioso ospite vestito di rosso. Il castello, chiuso al mondo esterno, diventa una prigione dorata dove la decadenza e l’illusione del potere si sgretolano davanti all’inevitabilità della fine.

Un trionfo di stile gotico

A differenza di altri horror a basso costo dell’epoca, La maschera della morte rossa si distingue per un’estetica ricercata: la fotografia di Nicolas Roeg (futuro regista di A Venezia… un dicembre rosso shocking) utilizza colori saturi e ambientazioni teatrali per evocare un’atmosfera onirica, a tratti quasi da incubo.

I costumi, le scenografie barocche e l’uso simbolico dei colori (le stanze del castello come nel racconto di Poe) trasformano il film in un’opera visivamente ipnotica, più vicina al cinema d’arte europeo che all’horror mainstream americano.

Vincent Price: il volto della decadenza

Vincent Price, nel ruolo di Prospero, offre una delle sue interpretazioni più intense e sfumate. Il suo personaggio è raffinato, colto, crudele ma non privo di profondità. Non è solo un villain: è l’emblema di un’umanità che crede di poter dominare la morte attraverso il potere e la conoscenza, ma che si ritrova disarmata davanti all’inevitabile.

Oltre Poe: un racconto morale

Corman non si limita ad adattare il racconto di Poe, ma vi inserisce elementi tratti da un altro scritto dell’autore (“Hop-Frog”) e riflessioni morali più esplicite: la critica alla tirannia, all’ipocrisia dei potenti, alla vanità umana. La “Morte Rossa” diventa una figura quasi giustiziera, che riporta equilibrio in un mondo corrotto e arrogante.

Conclusione

La maschera della morte rossa è uno dei vertici del cinema gotico americano: un film che incanta per la sua bellezza visiva, inquieta per la sua atmosfera simbolica e lascia un segno per la sua forza allegorica. Roger Corman, da sempre maestro nell’elevare il cinema di genere, dimostra qui quanto l’horror possa essere arte, denuncia e poesia.


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