Possession
Possession di Andrzej Żuławski
È un film che sfugge a ogni definizione rassicurante e che continua a risultare destabilizzante anche a distanza di decenni. Ambientato in una Berlino divisa e livida, utilizza la crisi di una coppia come detonatore per un viaggio nell’orrore dell’identità e del desiderio. Più che raccontare una storia, il film sembra voler mettere in scena uno stato mentale, una frattura emotiva che si espande fino a contaminare lo spazio, i corpi e perfino la realtà stessa.

La messa in scena è isterica
E controllata allo stesso tempo, con una regia che non concede mai appigli allo spettatore. Żuławski muove la macchina da presa come se fosse un organismo vivo, nervoso e imprevedibile, mentre gli ambienti diventano sempre più spogli e alienanti. Berlino non è solo uno sfondo politico ma una proiezione concreta della separazione interiore dei personaggi, un luogo in cui ogni relazione è destinata a collassare sotto il peso di forze invisibili.
Isabelle Adjani offre una delle interpretazioni più estreme
Della storia del cinema, un’esposizione totale del corpo e della psiche che rasenta l’autodistruzione. Il suo personaggio attraversa stati emotivi inconciliabili, passando dalla fragilità alla furia, dalla sottomissione a una forma di potere mostruoso. Anche Sam Neill lavora per sottrazione e tensione, incarnando un uomo che tenta disperatamente di comprendere qualcosa che per sua natura non può essere razionalizzato.

L’elemento horror emerge gradualmente
E non si manifesta mai come semplice minaccia esterna. La creatura, le trasformazioni e il disgusto fisico sono il risultato diretto del fallimento della comunicazione e dell’impossibilità di amare senza annientare l’altro. In questo senso Possession dialoga con una certa fantascienza esistenziale e con il body horror più radicale, dove il corpo diventa il campo di battaglia di pulsioni inconciliabili.
Spoiler:
Quando la natura dell’entità con cui Anna si unisce viene rivelata, il film abbandona definitivamente ogni residuo di realismo. Il doppio, la replica perfetta e l’idea di una sostituzione dell’essere umano portano Possession in un territorio quasi metafisico. Il mostro non è solo un amante alternativo ma la materializzazione di un desiderio assoluto che cancella ogni relazione precedente, conducendo a un finale apocalittico e disperato.

Possession non è un film facile
Né accomodante, e proprio per questo rimane un’esperienza unica nel panorama horror e fantascientifico. È un’opera che chiede allo spettatore di lasciarsi travolgere, accettando l’ambiguità e il caos come parte integrante del suo linguaggio. Più che essere compreso, Possession deve essere attraversato, come una crisi emotiva che lascia ferite aperte e immagini impossibili da dimenticare.
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