Little Odessa

Little Odessa

Little Odessa
di James Gray (1994)

Un sicario russo-ebreo ritorna nel suo quartiere natale di Brighton Beach, noto con il nome di “Little Odessa”, a Brooklyn.

Citazione.

“Sei venuto qui per uccidere qualcuno?”

Equilibri famigliari.

Il ritorno a casa coincide con una missione da compiere. Uno di quei lavoretti facili che Joshua potrebbe fare a occhi chiusi: eliminare un gioielliere iraniano. E poi il piano sarebbe quello di sparire, nuovamente, nella maniera più veloce possibile.
Ma come fare quando si mette di mezzo la famiglia?
C’è un fratello minore (Reuben) che desidera fortemente rivederti e che ti ha sempre considerato un esempio di grande forza. E poi c’è un padre che invece ti ha ripudiato proprio per il tuo passato criminale. Un padre (Arkady) che ti considera soltanto come una grande delusione, uno che vive lontano dal rispetto delle tradizioni che gli sono state insegnate.
I dissidi e le incomprensioni aumentano e il tempo a disposizione per agire si sta esaurendo…

Considerazioni.

“Little Odessa” segna il debutto alla regia di James Gray. É un film noto per la sua atmosfera cupa e la rappresentazione della vita criminale.
La trama segue il ritorno a casa di Joshua Shapira (interpretato da Tim Roth), un sicario russo-ebreo che era stato allontanato dalla famiglia a causa della sua attività criminale. il nome del suo quartiere sta a sottolineare la numerosa presenza di immigrati russi. Nel suo nuovo incarico si vedrà costretto a confrontarsi con il suo passato e con i membri della sua famiglia. Conosceremo così il padre autoritario Arkady (Maximilian Schell), la madre malata Irina (Vanessa Redgrave) e il fratello minore Reuben (Edward Furlong).

Il film esplora temi come il senso di colpa, la redenzione e i legami familiari. La tensione cresce man mano che Joshua si rende conto di come le sue scelte hanno influenzato negativamente la sua famiglia, portando a conflitti e drammi personali.

Little Odessa“Little Odessa” è stato acclamato per le sue interpretazioni intense, in particolare quella di Tim Roth, e per la sua regia evocativa che cattura la desolazione e la brutalità della vita criminale.
Il film ha ricevuto il Leone d’Argento al Festival del Cinema di Venezia nel 1994, consolidando la reputazione di James Gray come uno dei talenti emergenti del cinema indipendente americano.

La pellicola è apprezzata per il suo realismo e per la capacità di raccontare una storia personale e drammatica nel contesto della criminalità organizzata, rendendola un’opera significativa nel genere del dramma criminale.


 

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