Joseph Roy Metheny – Il Cannibale di Baltimora
Joseph Roy Metheny – La vita e gli omicidi del “cannibale di Baltimora”
Un’infanzia segnata dall’abbandono
Joseph Roy Metheny nacque nel 1955 a Baltimora, nel Maryland, in un contesto familiare instabile e segnato da forti disagi. Cresciuto in una famiglia numerosa, visse fin da giovane una profonda sensazione di abbandono, aggravata dalla separazione dei genitori e dall’alcolismo della madre. L’infanzia difficile contribuì a plasmare una personalità fragile, rabbiosa e incline alla violenza, che nel tempo sarebbe esplosa in modo irreversibile.
La discesa nell’alcolismo e nella marginalità
Da adulto, Metheny divenne un uomo fisicamente imponente, ma incapace di costruire una vita stabile. L’abuso di alcol e droghe, unito a una crescente aggressività, lo condusse a vivere ai margini della società, spesso senza lavoro fisso e con precedenti per reati minori. Fu proprio in questo contesto di degrado e isolamento che maturò la sua escalation criminale.
Gli omicidi
Tra la metà degli anni Novanta e il 1996, Joseph Roy Metheny uccise diverse persone, in prevalenza donne vulnerabili, spesso prostitute o senzatetto incontrate nelle zone industriali di Baltimora. Il suo primo omicidio noto fu quello della sua ex fidanzata, che Metheny sostenne di aver ucciso in un impeto di rabbia dopo una lite. Da quel momento, la violenza divenne sistematica.
Le vittime venivano attirate in luoghi isolati, strangolate o uccise con estrema brutalità. Metheny confessò di aver smembrato i corpi e di aver nascosto i resti in discariche e aree boschive, rendendo difficile l’identificazione e il recupero delle prove.
Il cannibalismo e l’orrore oltre il delitto
Ciò che rese Metheny uno dei serial killer più inquietanti della storia criminale americana fu la sua stessa confessione: l’uomo dichiarò di aver cucinato parti dei corpi delle vittime, mescolandole alla carne animale e vendendole come hamburger da un chiosco improvvisato lungo la strada. Sebbene non tutte queste affermazioni siano state provate in modo definitivo, l’orrore evocato da tali dichiarazioni contribuì a consolidare la sua fama come “cannibale di Baltimora”.
Metheny parlò degli omicidi con sorprendente freddezza, descrivendo le sue azioni senza apparente rimorso, come se la violenza fosse diventata per lui una routine priva di significato morale.
Arresto e processo
Nel 1996, dopo la scomparsa di una donna e le segnalazioni di attività sospette, la polizia riuscì a collegare Metheny a diversi crimini. Arrestato, confessò numerosi omicidi, anche se fu condannato ufficialmente solo per due omicidi, a causa della mancanza di prove sufficienti per gli altri casi.
Nel 1997, Joseph Roy Metheny venne condannato a due ergastoli senza possibilità di libertà condizionale, mettendo fine alla sua scia di violenza.
La morte e l’eredità criminale
Metheny morì in carcere nel 2017 per cause naturali. La sua storia rimane una delle più disturbanti del true crime americano, non solo per la brutalità degli omicidi, ma per il modo in cui incarnò il lato più oscuro dell’emarginazione sociale e della perdita totale di empatia.
Conclusione
Joseph Roy Metheny non fu solo un assassino seriale, ma il simbolo di un orrore che nasce nell’ombra, alimentato da abbandono, dipendenza e violenza incontrollata. La sua vicenda continua a inquietare perché mostra come il male possa insinuarsi lentamente, fino a trasformarsi in qualcosa di disumano, lasciando dietro di sé solo vittime e domande senza risposta.
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